• Caterina Stisi Psicologa infantile Bologna

Che cosa è l'ACT

L’Acceptance and Commitment Therapy, o ACT (“ACT” si pronuncia come singola parola, non come lettere separate) è una nuova forma di psicoterapia, con solide basi scientifiche, e fa parte di quella che viene definita la “terza onda” della terapia cognitivo comportamentale (Hayes, 2004). L’ACT è basata sulla Relational Frame Theory (RFT): un programma di ricerca di base sulle modalità di funzionamento della mente umana (Hayes, Barnes-Holmes, e Roche, 2001). Questa ricerca suggerisce che molti degli strumenti che le persone utilizzano per risolvere i problemi, conducono in una trappola che crea sofferenza.

 Acceptance and Commitment Therapy (ACT)

L’Acceptance and Commitment Therapy, in italiano "Terapia di accettazione e di impegno nell’azione” è una forma di psicoterapia di recente diffusione che fa parte delle psicoterapie cognitivo-comportamentali mindfulness-based, più note come approcci "di terza onda” o "terza generazione”.
L’acronimo "ACT” si legge come una parola e non come singole lettere distinte e richiama opportunamente il verbo inglese to act (agire).
L’ACT è stata sviluppata da Steve Hayes e i suoi collaboratori nel 1986 e
da allora è stata oggetto di numerosi studi di perfezionamento e validazione e rappresenta oggi una delle psicoterapie con le maggiori prove di efficacia verificate sperimentalmente; è quindi una psicoterapia cosiddetta evidence-based (basata sull’evidenza).

L’obiettivo dell’ACT, è la modificazione profonda della relazione che abbiamo con i nostri pensieri disfunzionali e le nostre emozioni negative. La riduzione della sintomatologia è una conseguenza del cambiamento di prospettiva che apportiamo attraverso la terapia e non come obiettivo primario.

Alla base dell'ACT vi è il presupposto che la sofferenza psicologica sia connaturata all’esperienza umana. Secondo l’ACT alcuni processi psicologici sono potenzialmente distruttivi e portatori di sofferenza. L’ACT postula, inoltre, che la radice di questa sofferenza sia il linguaggio. Questo assunto si fonda su una più ampia teoria di base del linguaggio e della cognizione umana, la Relational Frame Theory (RFT; Hayes, Barnes-Holmes, & Roche, 2001).

Cosa significa che il linguaggio è fonte di sofferenza?

Identificarsi e distanziarsi dai propri pensieri: la fusione e la defusione cognitiva


Secondo la RFT tutte le attività cognitive umane sono linguistiche, secondo l ‘RFT sono processi linguistici non solo il parlare o l’ascoltare o lo scrivere, ma anche il pensare, l’immaginare, il sognare ad occhi aperti, il visualizzare il futuro, il pianificare e così via. Secondo questa concezione tutto ciò che è mentale è linguistico.
I pensieri, le immagini, le anticipazioni, i giudizi, le valutazioni vanno a costituire una narrazione privata senza fine, un dialogo interno che le persone hanno incessantemente con sè stesse. Quando questo dialogo interno è connotato negativamente o è troppo rigido determina problematiche di tipo psicologico.

Secondo l’ACT le persone sono influenzate profondamente da questo dialogo interno e non sono del tutto consapevoli di tale condizionamento, in altre parole sono "fuse” cognitivamente con la propria narrazione, sono identificate con i propri pensieri.


Ad esempio, "Sono un imbranato” è un etichetta che ci diamo e che diventa uno status di "fatto” che genera sofferenza derivata dalla continua lotta che la persona fa per controbattere questa affermazione mentre in verità si trattava soltanto della sua narrazione. Se avesse detto "Sono solo un po’ timido” il suo destino psicologico sarebbe stato sicuramente diverso.
Diventare consapevoli di questa fusione tra sé e il linguaggio rappresenta, quindi, il primo passo per aumentare la propria flessibilità psicologica.

Il processo con cui l’ACT promuove questa consapevolezza prende il nome appunto di "defusione cognitiva”. Attraverso la defusione cognitiva le persone diventano capaci di fare un passo indietro e osservare la propria narrazione per quello che è.
Si arriva così a riconoscere durante la terapia che i pensieri non sono altro che "eventi privati” transitori, un flusso di parole, suoni e immagini continuamente mutevoli che non rappresentano pertanto alcuna realtà.

L’evitamento esperienziale e l’accettazione dell’esperienza

Un altro principio cardine dell’ACT è quello dell’evitamento esperienziale.
Per evitamento esperienziale intendiamo la non disponibilità da parte della persona di rimanere in contatto con particolari esperienze personali, come sensazioni fisiche, emozioni, pensieri, ricordi…. Questa non disponibilità si traduce in una messa in atto di comportamenti specifici per modificare l’impatto di questi eventi e i contesti che li provocano.
Questo tipo di atteggiamento, oltre a essere molto faticoso, costituisce un problema e spesso peggiora la situazione, come nel caso dell’evitamento agorafobico.

Secondo l’ACT, così come secondo la terapia cognitivo-comportamentale, più lottiamo per cercare di respingere la tristezza o una qualsiasi emozione negativa, evitandola, più questa aumenta, amplificando così la nostra sofferenza. Il tentativo di controllo degli eventi interni, e a maggior ragione dei cosiddetti "sintomi”, non fa altro che intensificarne la portata. La psicopatologia, secondo l’ACT, è spesso il risultato di un tentativo di evitare l’esperienza di sensazioni ed emozioni che ogni essere umano prova quotidianamente e spesso inevitabili come il dolore, l’ansia, la tristezza.


L’ACT propone di una lavoro contro intuitivo per contrastare questo evitamento cioè l’accettazione dell’esperienza, l’accoglimento non giudicante di ciò che si vive interiormente, senza l’assillo del controllo né della spiegazione. L’ACT Proprio per questo aspetto viene definita psicoterapia mindfulness based, perché tramite la pratica della mindfulness aiuta i pazienti a prendere consapevolezza dell’esperienza interiore nel qui e ora (nel momento presente) senza valutazioni o giudizi, ma con apertura e recettività, lasciando che i propri pensieri (le proprie narrazioni) vadano e vengano. Osservando i propri eventi interiori in anche i pensieri, le emozioni o i ricordi più dolorosi e più negativi diventano meno minacciosi, e riducono il loro impatto e la loro influenza sulla nostra vita.

I valori e l’impegno

Un altro aspetto importante dell’ACT è la rilevanza che essa dà ai valori personali. Secondo l’ACT le energie e il tempo prima impiegati a cercare di lottare contro le proprie esperienze interiori dovrebbero essere investiti in azioni concrete, in un impegno fattivo, guidato dai propri valori, per rendere migliore la propria vita.
L’ACT aiuta, quindi, le persone a chiarire a se stesse cos’è davvero importante per loro, che persone vogliono essere, cosa ha veramente significato e valore, e cosa vorrebbero realizzare nella vita.
A quel punto l’ACT aiuta a fissare gli obiettivi e ad agire con perseveranza e impegno per raggiungerli e ottenendo così una vita più ricca, piena e significativa.


L’ ACT può quindi essere sintetizzata come segue:

accetta le tue esperienze interiori e sii presente a te stesso (accettazione), scegli cioè che è importante ( valori) per te e agisci (azione) attraverso comportamenti e azioni che vanno nella direzione dei tuoi valori


Per saperne di più
ACBS Association for Contextual Behavioral Science
Act Italia
Harris R. (2006) Embracing Your Demons: an Overview of Acceptance and Commitment Therapy Psychoterapy in Australia VOL 12 NO 4
Hayes, S. C., Brownstein, A. J. (1986). Mentalism, behavior-behavior relations and a behavior analytic view of the purposes of science. The Behavior Analyst, 1, 175-190.
Hayes, S. C., Wilson, K. G. (1994). Acceptance and commitment therapy: Alte- ring the verbal support for experiential avoidance. The Behavior Analyst, 17 (2), 289-303.
Hayes, S. C., Strosahl, K. D., Wilson, K. G. (1999). Acceptance and Commit- ment Therapy: An experiential approach to behavior change. New York: Guilford Press
Hayes, S. C., Barnes-Holmen, D., Roche, B. (2001). Relational frame theory: A post-skinnerian account of human language and cognition. New York: Plenum Press.
Hayes, S. C. (2002a). Acceptance, mindfulness, and science. Clinical Psychology: Science and Practice, 9 (1), 101-106.
Hayes, S. C. (2002b). Buddhism and Acceptance and Commitment Therapy. Behavioral Practice, 9, 58-66.
Hayes, S. C. (2003). Mindfulness: Method and process. Clinical Psychology: Science and Practice, 10 (2), 161-165.
Hayes, S. C. (2004). Acceptance and Commitment Therapy, relational frame theory and the third wave of behavioral and cognitive therapies. Behavior Therapy, 35, 639-665.
Hayes, S. C., Follette, V. M., Linehan, M. M. (2005). Mindfulness and accep- tance: Expanding the cognitive-behavioral tradition. New York: Guilford Press.
Hayes, S. C., Luoma, J., Bond, F. W., Masuda, A., Lillis, J. (2006). Acceptance and Commitment Therapy: Model, processes and outcomes. Behaviour Research and Therapy, 44, 1-25.

Studio creATTIVAmente di Caterina Alice Stisi

Richiedi o prenota una consulenza

Studio creATTIVAmente di Caterina Alice Stisi

  Tel. 348 228 2978     Chiama su Skype

  Richiedi informazioni o prenota

Via Cesare Boldrini, 5/2 - 40123 Bologna

  Indicazioni stradali

CREATTIVAMENTE di Caterina Alice Stisi - Via Cesare Boldrini, 5/2 - 40123 Bologna

P.IVA 03210281204 Informativa privacy e cookie