Counseling per bambini e adolescenti

Dopo una prima valutazione psicodiagnostica, necessaria per inquadrare tipo e grado del disagio o disturbo, stabiliamo insieme un percorso che può essere individuale e/o di gruppo, a seconda del caso e dell’età.

Lo Studio Creattivamente mette a disposizione specialisti formati da percorsi accademici e con anni di esperienza nel counseling scolastico, tutor dell'apprendimento per il sostegno allo studio di bambini e ragazzi con difficoltà, attraverso l'insegnamento di metodi efficaci, l'uso di mappe e strumenti compensativi.

La durata del percorso e la cadenza degli incontri viene stabilita a seguito dei primi colloqui di consultazione che permettono di avere un quadro generale.

Le sedute possono essere svolte in studio o tramite videoconferenza tramite skype o altri strumenti idonei.

Le principali difficoltà in età evolutiva possono essere:

 

ANSIA DA PRESTAZIONE

Uno dei momenti più critici del bambino è il passaggio dalla famiglia-scuola materna, alla scuola elementare.

Il bambino dovrà imparare a scontrarsi con una nuova realtà, non più protettiva e senza alcuna richiesta di prestazione, ma un nuovo contesto in cui verrà valutato per il suo rendimento e anche per le sue abilità relazionali, sia con il gruppo dei pari che con gli adulti.

 Si tratta di normali difficoltà che possono trasformarsi in problemi, se affrontate in modo inadeguato.

ANSIA DA SEPARAZIONE

Un'altra difficoltà frequente nell’’età che va dai tre ai sei anni è il rifiuto ostinato da parte del bambino di staccarsi dai genitori anche per poco tempo.

Quando una difficoltà passeggera viene gestita inadeguatamente, può diventare un problema persistente e il genitore si sente impotente perché ogni piccolo allontanamento anche solo del contatto visivo, scatena delle reazioni di pianto convulso e crisi di panico. 

La tendenza genitoriale a rassicurare il bambino non solo non riduce il problema, ma lo esaspera poiché il pianto o i comportamenti rabbiosi divengono lo strumento di potere col quale il bambino si impone sui genitori che cosi perdono potere nella relazione.

DIFFICOLTÀ NEL LINGUAGGIO

Un problema molto frequente è rappresentato dalle difficoltà linguistiche del bambino: incapacità di pronunciare correttamente le parole, recitazione ripetuta di alcuni suoni, fino al mutismo elettivo, ovvero il rifiuto o l'incapacità di comunicare verbalmente. 

Anche in questo caso l'incapacità genitoriale nel gestire certe situazioni, può trasformare semplici difficoltà passeggere in veri e propri problemi.

DIFFICOLTÀ NEL RENDIMENTO SCOLASTICO

Una delle prime difficoltà con cui si scontrano i genitori, riguarda la predisposizione emotiva e comportamentale ad affrontare l'impegno scolastico.  

Con l'ingresso alla scuola elementare, una delle lamentele più diffuse tra i genitori riguarda i compiti pomeridiani. In questo difficile momento bisogna seguire delle regole e mettere in atto comportamenti e modalità preventive rispetto a possibili difficoltà scolastiche strutturate.

DIFFICOLTÀ RELAZIONALI (INTROVERSIONE, ESTROVERSIONE)

Nel periodo che va dagli 11 ai 14 anni, emergono le prime forme di difficoltà nella relazione con gli altri, sia con i membri dello stesso sesso che di quello opposto.

Tali difficoltà possono manifestarsi come la  tendenza all’ introversione o all’ estroversione, da una parte troviamo un comportamento caratterizzato da forme di timidezza, vergogna e chiusura, dall’altra, scarso rispetto delle regole ed esibizionismo. 

Nella maggioranza dei casi è necessario analizzare con cura la dinamica coi familiari e modificarne il funzionamento, perché qui risiede la soluzione e la leva vantaggiosa per ottenere il cambiamento auspicato.

DISTURBI DI EVITAMENTO

Il disturbo d’ansia sociale è spesso collocato intorno al dodicesimo anno di età, periodo in cui i ragazzi sviluppano e costruiscono le loro relazioni sociali stabili con i coetanei, sia all’interno del contesto scolastico, sia all’esterno.

I bambini e gli adolescenti con disturbo d'ansia sociale sono eccessivamente preoccupati di poter fare qualcosa di imbarazzante o umiliante  che possano indurre gli altri a pensare male di loro.

Sono così preoccupati di poter essere giudicati negativamente dagli altri che evitano di fare o dire qualsiasi cosa possa loro causare un’umiliazione.

Le situazioni temute da bambini e ragazzi con disturbo d’ansia sociale possono esssere legate alla performance o all’nterazione

I bambini piccoli manifestano il loro malessere attraverso capricci e  comportamenti che gli fanno evitare le situazioni stressanti cioè quelle che sono considerate dal bambino fuori dalla sua zona di confort.

Al contrario, gli adolescenti tendono ad evitare incontri di gruppo o mostrare poco interesse nel fare nuove amicizie.

Le tipiche manifestazioni comportamentali e somatiche del disturbo d’ansia sociale sono le seguenti:

  • Difficoltà nel fare nuove amicizie
  • Paura o mancanza d’interesse nel provare cose nuove
  • Paura di parlare con persone sconosciute
  • Evitamento del contatto visivo
  • Difficoltà nel parlare in pubblico o di fronte alla classe
  • Estremo disagio quando si è al centro dell’attenzione
  • Auto esclusione sociale
  • Preoccupazioni relative a possibili valutazioni negative (anche quando non è in corso di valutazione)
  • Mal di stomaco
  • Tremori
  • Eccessiva sudorazione.

DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE

Il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività DDAI, è un disturbo del comportamento caratterizzato da iperattività motoria, impulsività e disattenzione che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo, l'integrazione e l'adattamento sociale dei bambini.

L'iperattività, l'impulsività e la disattenzione si possono riscontrare anche nei bambini senza DDAI, tuttavia, per poterlo definire DDAI tali caratteristiche si devono presentare con una frequenza tale da compromettere significativamente la loro vita sociale: risultati scolastici negativi, cattivi rapporti coi coetanei e rapporto conflittuale coi genitori.

DISTURBO OPPOSITIVO-PROVOCATORIO

È un disturbo del comportamento che si manifesta in bambini di età scolare o prescolare ed è caratterizzato da umore collerico e irritabile e da comportamenti vendicativi e oppositivi, come la ribellione e il rifiuto volontario di rispettare le regole..

L’età di insorgenza è (6-11 anni) e crea non poche difficoltà sia alla famiglia che alla scuola. 

Per diagnosticare questo disturbo è necessario che le caratteristiche sopra citate si manifestino tutti i giorni per almeno sei mesi per bambini al di sotto dei 5 anni e almeno una vota a settimana nei casi di esordio oltre i 5 anni (APA, 2014).

Il bambino affetto da disturbo oppositivo provocatorio litiga spesso con adulti e coetanei, si rifiuta di rispettare le richieste e le regole, spesso ride se sgridato, irrita deliberatamente gli altri e li accusa dei proprio errori. Questa modalità di comportamento compromette significativamente il funzionamento sia a casa che a scuola, interferendo negativamente nel rapporto con insegnanti e genitori, nonché nella relazione con i coetanei. Il disturbo si manifesta in uno o in tutti i contesti di vita del bambino.

Studi affermano che un’educazione troppo rigida possa instaurare un circolo vizioso in cui viene posta maggiore attenzione agli aspetti comportamentali problematici del bambino definendolo ”cattivo” . il bambino fa propria questa definizione e se ne identifica attuando comportamenti che ne confermano la definizione. Anche il mancato rinforzo dei c comportamenti positivi fa in modo che il bambino non sia incoraggiato a metterli in atto.

La presenza di comportamenti aggressivi come violenti litigi o addirittura percosse, fanno si il bambino assuma il modello appreso dalle figure di riferimento e lo riproponga anche in altri contesti come quello dei pari.

Il disturbo oppositivo provocatorio frequentemente si presenta in comorbidità con altre psicopatologie dell’età evolutiva. E’ stato evidenziato, in particolare come si manifesti spesso in associazione al disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

È possibile che il bambino con DOP sviluppi se non trattato un disturbo della condotta e o difficoltà nella gestione degli impulsi.

La terapia cognitivo comportamentale attraverso l’uso di trattamenti specifici volte alla gestione delle emozioni come la rabbia nel bambino e alla gestione dello stile educativo nei genitori portano al controllo degli impulsi e ad un riequilibrio della situazione.

ENURESI NOTTURNA (RILASCIO DI URINA DURANTE LA NOTTE)

Nel periodo che va dai 6 agli 11 anni, può emergere un disturbo che desta molta preoccupazione nei genitori: l'enuresi notturna, durante la notte il bambino fa la pipì nel letto una o più volte. 

Il trattamento attraverso protocolli di natura cognitivo comportamentale si visto aver un’efficacia rilevante nella maggior parte dei casi.

FOBIE

In questa fase della vita (6-11) appaiono per la prima volta forme di paura specifica e talvolta vere e proprie fobie: paura di andare in certi luoghi, il terrore di alcuni animali e cosi via. 

In questi casi il genitore deve essere da una parte rassicurante, ma senza sminuire o sottovalutare la reazione spaventata del figlio, dall'altra deve spingere dolcemente il bambino ad affrontare e superare le sue paure.

In termini puramente tecnici, l'approccio seguirà le stesse modalità di intervento dei disturbi forbici degli adulti ma, mentre in quel caso lo specialista interviene direttamente sul paziente, qui sarà il genitore che dovrà essere il co-terapeuta e mettere in atto l’intervento.

IPERATTIVITÀ

Tra i 6 e gli 11 anni può emergere nel bambino l’incapacità di gestire le proprie reazioni e la propria carica. 

Potremmo avere a che fare semplicemente con un bambino molto dinamico oppure con un disturbo conclamato come la sindrome di iperattività

In questo secondo caso, è come se il bambino fosse sottoposto a una continua scarica elettrica che impedisce di rimanere concentrato su un compito o un’attività.

LUTTI

Il lutto può essere visto come una ferita che possiede un tempo di cicatrizzazione.

Ciò che distingue un normale processo di elaborazione del lutto da un processo bloccato, è che in quest’ultimo caso la vita smette di fluire e si ferma. 

Rimane solo un momento, il momento della perdita, del dolore, il resto smette di avere importanza.  

Il dolore si rinnova continuamente, come una ferita che continua a sanguinare, non rendendo cosi possibile l’elaborazione del dolore.

 In sostanza nei lutti non risolti le forti sensazioni provocate dalla perdita anziché produrre cambiamenti, evoluzioni e movimenti che sono alla base di una sana elaborazione del lutto, arrivano a paralizzare il cammino.

 E’ importante far ripartire il processo di elaborazione del lutto e aiutare la persona a liberarsi del dolore trasformandolo.

PROBLEMI COMPORTAMENTALI (CAPRICCI, MANCATO RISPETTO DELLE REGOLE)

L'età che va dai tre ai sei anni è caratterizzata dai primi tentativi di socializzazione con gli altri bambini e dall'evoluzione della dinamica con gli adulti.  

In questa fase possono emergere delle difficoltà per esempio il bambino non vuole star dentro le regole e si ribella a spazi e tempi: fa i capricci all’orario del sonnellino e quando è ora di mangiare corre ovunque.

Oppure il bambino non sopporta che l'attenzione non sia sempre focalizzata su di lui mettendo in scena vere e proprie tragedie, buttandosi per terra, sbattendo e lanciando oggetti o addirittura vomitando. 

In questi casi usualmente i genitori si sentono sotto scacco, emotivamente ricattati dalla  sofferenza del bambino e tendono ad intervenire prontamente.

Il bambino tuttavia imparerà che capricci e ribellioni rendono il genitore più dolce e accondiscendente, mentre il genitore si troverà sempre più in difficoltà poiché il bambino aumenterà sempre di più le sue pretese.

PROBLEMI DEL SONNO

Il problema del sonno e del pianto insistente e prolungato è certamente una delle difficoltà che mettono maggiormente in crisi i genitori nei primi anni di vita del bambino. 

Tuttavia attraverso la messa in atto di determinate tecniche comportamentali, nel giro di pochi giorni il bambino impara ad addormentarsi da solo.

PROBLEMI LEGATI ALL’ALIMENTAZIONE

Intorno al sesto mese di vita, con lo svezzamento, il bambino inizia gradualmente a inserire nella propria alimentazione i cibi solidi. 

E’ un momento critico e delicato per il bambino, una fase di passaggio graduale in cui inizia ad esplorare nuovi sapori. 

Il genitore in questa fase deve imparare a rispettare i tempi del bambino ma nello stesso tempo deve incoraggiarlo  ad assumere i cibi indispensabili per la sua crescita e stabilire le regole per una corretta alimentazione.

Dai due ai cinque anni il bambino inizia a sviluppare la propria individualità e autonomia opponendosi spesso e volentieri alle regole che i genitori cercano di far rispettare, e la tavola diventa il luogo privilegiato del bambino per esercitare il suo potere sui genitori e per affermare se stesso.

A volte le difficoltà che i genitori incontrano nell’alimentare il piccolo, vengono col tempo superate a costo di tanta pazienza e perseveranza, ma alcune volte le difficoltà si trasformano in veri e propri problemi e così il momento piacevole del pasto si trasforma in un incubo in cui il senso di impotenza e la preoccupazione del genitore si trasforma in angoscia e fantasie catastrofiche.

CREATTIVAMENTE di Caterina Alice Stisi - Via Cesare Boldrini, 5/2 - 40123 Bologna

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